
2001
Innovazione
la cultura si fa di tutti
e la musica entra in un taschino
sorridi insieme a lei
contro tutto e contro tutti
non c’è posto che non sia gioia
qualunque cosa accada
il mondo non ha più senso
perché il senso siete voi
l’universo non ha più spazio
se non quello che gli date voi
poi crollano le torri
e il buio scende
nero mantello
sull’umanità
pieno di insidie
e di misteri
di complotti
e di nemici nascosti.
Sisifo se n’è andato
la roccia rotola
e trascina tutto giù
ma non v’importa
voi siete in cima al monte
persi in un tramonto
che dona un nuovo giorno.
9 GENNAIO 2001
La vera storia di un piccolo goloso topolino, la cui bramosia di leccornie zuccherine lo porta ad attraversare un intero paradiso alla ricerca della più dolce delle mete. Ma sarà solo cioccolata?
25 GENNAIO 2001
Una bimba si è perduta in una jungla fitta alle falde di un gorgogliante vulcano. Una dispettosa scimmia le si fa amica nel lungo peregrinare alla ricerca di una via d'uscita e di risposte alle domande che Ardea si pone. Chi sono? Dove sono? Da dove vengo?
CARO DIARIO... |
13 FEBBRAIO 2001
Quanti mondi nascosti si celano dietro le mura delle nostre abitazioni? Quali sono gli strani abitanti delle stanze in cui viviamo e quali sono i loro sentimenti e i loro desideri? Bagni animati, soffitte zeppe di antichità sepolte sotto la polvere, che sognano la luce e l'aria aperta, camicie depresse e arroganti caldaie a vapore...
5 MARZO 2001
Capitale, aggettivo – Teologia - peccati capitali, sette vizi considerati radice dei peccati più gravi: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia.
7
Non ho fatto altro che vederli
intorno a me
mentre bocche più grandi dei miei occhi
cercavano di spiegarmi
che non avrei dovuto farli.
Mi hanno fatto leggere libri
che ne erano pieni
raccontato storie
che li narravano e li celebravano
e mi hanno ricordato ancora
che non avrei dovuto compierne.
Li hanno stesi su di un tappeto rosso
lungo fino a me
lasciando
che ad ogni passo
si posassero lievi come piume
per quanto invece gravi
avrebbero potuto essere.
Li hanno fatti passare sotto i miei occhi
rendendoli ridicoli
insulsi, semplici
appunto veniali
per quanto complessi
tragici, malati
appunto capitali
invece fossero.
Li ho fatti miei
come ognuno di noi
li ho compiuti, fatti, pensati, agiti, osannati
mi hanno fatto urlare
come un vampiro nella nebbia
e ancora odo le mie grida
di soddisfazione e goduria
per ogni volta
che su quel tappeto rosso
di sangue e di vergogna
ho compiuto passi
raccogliendone uno.
Me li avete fatti desiderare
bramare, volere, pretendere
me li avete lasciati compiere
insieme a voi vigliacchi
che con una mano indicavate la retta via
e con l’altra porgevate a me
gli ori della mente
potere, piacere, importanza, gloria
compiacimento, oblio e pigrizia
ed io distratto e stolto
come ognuno di noi
me ne sono cibato abbuffandomene
ricordando a voi di starne a dieta.
Adesso navigo danzante
fra le maree
fra la disperazione e la rabbia
per aver lasciato
che ogni umana tentazione
si cibasse di me
e con una mano indico la retta via
e con l’altra porgo
a chi passa
gli ori della mente altrui
a tentarli sadico
come un demonio qualunque
mentre dentro di me combatto
per aiutare me e te a depredarli tutti
della loro inutile sostanza
che non si tocca e non si sente
e che non serve a niente.
Superbia, (latino superbia) – stima eccessiva di sé ostentazione di un’alterata e più o meno presunta superiorità – Teologia – il primo, per gravità, dei sette peccati capitali, consistente nell’amore disordinato di sé che mira a porre in evidenza la propria persona fino a disconoscere la dipendenza da Dio.
Superbia
Sto
come re sul trono
tronfio
alla mia balconata
sotto il sole cocente
che rende rubiconde
le mie già paffute guance
e lascio beato
che le mie gesta insulse
sfilino dinanzi a me
ed all’umanità tutta
a mostrar la gloria che le risplende
come olio di gomito
che ha lustrato le armature
che a guardarle adesso
accecano.
E bene sia che accechino anche gli altri
che ciechi
si prostrino ai miei piedi
io che sono e fui
e che per sempre rimasi
ignaro
che domani l’ossa mia
diverranno la polvere più minuta
che il vento abbia spazzato via lontano
e che di me non si ricorderà nessuno
per quanto sia sembrato a me
d’aver fatto cose e compiuto gesta
che avrebbero dovuto essere scolpite nella pietra
ignaro ancor di più
che pure la dura pietra si consuma
sotto lo stillicidio dell’oblio e del tempo.
Eppure mi vestii con panni d’oro
declamai versi, feci musica, comandai e possedetti
e tutti s’inchinavano dinanzi a me
che il solo loro gesto m’ingrassava dieci chili
per ogni schiena che si piegava
ed io credetti d’esser meglio di ognuno di loro
e di aver tanto fatto acchè loro avessero da ringraziarmi
lodarmi, benedirmi ed esaltarmi
sì che con loro m’esaltai
e al pari dell’Unico mi sentii
e con tal potere dettai leggi e feci oltraggi
perché solo io lo potevo e volli.
Adesso misero che sono
vago
non d’una disperazione sola
ma d’ogni granello che m’appartiene
piango e soffro per centomila
quant’io credetti di valere in vita
ed ora rimpiango
d’esser l’ultimo dei diseredati
che mai per caso
chinarono la testa dinanzi a me
e che adesso per centomila granelli
volano di letizia e di pace
che non mi fu mai data in vita
perché la ritenni grama gioia
e che non conquistai con la morte
perché gramo son’io
che vago ancora per il buio
a cercare la miseria pia senza lanterna.
20 luglio – per la terza volta l'Italia ospita il forum dei governi delle principali potenze più industrializzate del mondo, il G8, Usa, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia; infelice è però la scelta della città di Genova come sede del summit, non proprio logisticamente facile da gestire, fin dalla vigilia del vertice si consumano i primi scontri tra le forze dell'ordine e i dimostranti che cercano di accedere alla Zona Rossa che delimita la zona riservata agli incontri; l’infiltrazione degli anarchici Black Bloc trasforma la protesta in guerriglia fino ad arrivare alla morte dell’assalitore Carlo Giuliani durante una violenta aggressione ad una camionetta dei Carabinieri; le fasi successive portano al drammatico blitz delle forze dell'ordine alla scuola Diaz, con pestaggi e violenze sui manifestanti che vi si erano rifugiati; la successiva azione giudiziaria nei confronti del comando di Polizia si concretizza il 5 luglio 2012, quando la Cassazione condanna in via definitiva gli alti funzionari della Polizia per la sanguinosa irruzione nella scuola, successivamente anche la Corte europea per i diritti dell'uomo ha definito torture i metodi utilizzati in occasione del blitz. Nessuno aveva ragione ma tutti avevano torto.
11 settembre – il mondo viene sconvolto, alle 8,46 un volo dell’American Airlines 11 finisce contro la Torre nord del World Trade Center, tra il 93° e il 99° piano, tre minuti dopo sugli schermi della CNN, con cui sono collegate le TV di tutto il mondo, si vede la parte alta dell’edificio circondata da una nuvola di fumo nero che impedisce i soccorsi dall'alto e i corpi delle persone che per la disperazione si gettano nel vuoto dagli ultimi piani; si cominciano a mobilitarsi i primi soccorsi mentre i media già iniziano a parlare di attentato terroristico, diciassette minuti dopo in diretta mondiale un secondo aereo, 175 United Airlines, si schianta tra il 77° e l’85° piano della Torre sud, sui banner di tutti tg compare la scritta “America under attack”; prende avvio la procedura d’emergenza per mettere in salvo il Presidente George W. Bush e il divieto di sorvolo su tutto il territorio nazionale ma nel frattempo un terzo aereo, di cui non saranno trovate tracce tangibili dell’esistenza, colpisce un’ala del Pentagono e un quarto, del quale non si ritroveranno rottami, precipita nelle campagne della Pennsylvania pare grazie all'eroica ribellione dei passeggeri incitata dal famoso “let’s roll” di uno di loro; tra le 10 e le 10,28 la tragica giornata vede il suo epilogo con il collasso delle due torri sopra occupanti e soccorritori, dopo settimane di scavi e ricerche verranno stimate in più di duemila vittime per un totale di circa tremila morti fra torri e aerei; i diciannove dirottatori sauditi erano da tempo oggetto di attenzione da parte dell'FBI, grossolanamente beffata; le polemiche e le teorie complottistiche si susseguiranno per anni dando voce a continue inchieste giornalistiche e documentari cinematografici, tra cui quello che farà più discutere sarà Fahrenheit 9/11 di Michael Moore; la data dell’11 settembre 2001 diviene un confine temporale nella storia con contraccolpi nell'economia, nella guerra al terrorismo e nelle sempre più stringenti misure di sicurezza che limiteranno la libertà, sul luogo delle Torri gemelle viene allestito un sacrario presso il quale ogni anno viene tenuta una cerimonia in memoria delle vittime e fra dubbi e polemiche nel 214 viene inaugurata la Freedom Tower costruita sul luogo del disastro; le ripercussioni sulla politica internazionale porteranno all’occupazione dell’Afghanistan da parte di una coalizione capeggiata dagli Stati Uniti che ne completerà il fallimento della politica estera quando venti anni dopo le truppe si ritireranno lasciando tutto come era in precedenza al costo di migliaia di vittime militari ma soprattutto civili. Un pasticciaccio peggiore dell’assassinio di Kennedy attuato per impedire la possibilità di una distensione fra USA e URSS, ci penseranno i cinesi nel 2019 ad insegnare a tutti come si fa a conquistare il mondo senza sparare un solo colpo.
Avarizia, (latino avaritia) – eccessivo desiderio di non spendere, avidità di denaro cupidigia – Teologia - vizio che si oppone alla comune norma secondo la quale i mezzi devono essere subordinati al fine ultimo, sopravvalutazione dei beni terreni a disprezzo di quelli soprannaturali.
Avaritia
Serrata
in dentro alla saccoccia mia
stretto lo nodo che impedisca
anche al più spensierato dei pensieri miei
di cogliermi distratto e spendere
solo anche una parola
ma che dico, un alito
senza pensar ch’è meglio non lo fare
che di gente con le mani tese
ce n’è a frotte
chi chiede l’elemosina
chi venderebbe tutto
anche la moglie
a poco prezzo, a offerta.
Ma lo migliore acquisto
tanto rimane quello
che lo presi allora
e ancora non l’ebbi pagato
che a averne di soldi
ne troveresti un turbine di gente a chiedere
ma è meglio stare attenti
colle maniche strette
sì che neanche una stilla di sudore ne vada persa
della fatica mia.
La meglio poi che sento
è quella che m’impone
non solo di non comprar pagando
ne donar dei miei guadagni o delle cose mie,
magari le più brutte e vecchie
che voglia di gettar n’avrei
ma poi chi mi vestirebbe domani
se abbandonassi oggi la vecchia palandrana,
non donerai giammai, che tetro verbo a nominar,
manco una buona parola per qualcheduno
manco un pensiero.
Tutto ho a tener per parte mia
e tutto porterò con me ovunque vada
e non avrò pietà
di chi abbisogna di un cantuccio di pane
di un tetto o di una mano a fare dire o costruire
non sia mai detto che qualcuno dica
ch’io mai qualunque cosa abbia dato.
E di tante ricchezze io me ne fò vanto
di quanto ho e di quanto ho da avere
e mi sia sveltamente dato
che il debitore sia un misero, un borghese o una banca
che i titoli sian solidi, azioni o obbligazioni
che i giochi in borsa portino a me
più di quant’io possa mai immaginar di spendere,
che poi mai li spenderei,
non in una vita ma in duecento
e quando all’ammasso avrò tutta la roba
la porterò con me fin nella fossa
che voi immeritevoli
non ne abbia a godere manco se mi son morto
e come un falco che ghermisce un lepre
così stretta mi terrò la borsa nella fossa mia
che mi sarà scavata.
Ma ora che in quella fossa già ci misi un piede
mi ritrovai pieno di cose, denari, averi, poderi e titoli
sì che non avrei bisogno della terra
per rimanerci sotterrato
e sento che mi manca
tutto quello che non ho mangiato
perché costava
e i posti dove non andai
perché c’era da pagar biglietti
e di gente intorno a me feci vuoto di spazio e di amore
quell’amore che m’hanno detto
scalda il cuore e l’animo
sì che di freddo ne sento adesso
in questo buio castello ove rinchiusi me
la mia solitudine e la tristezza
che se anche ne avessi a bruciar di cose
non scalderebbe il foco come l’elemosina,
che solo adesso,
andrei a fare a quel poverello
ch’è ormai degli angeli di fame deceduto
prima che io pensassi mai
d’infilar la mano in tasca.
23 ottobre – la Apple lancia l’iPod con lo slogan “più di 1000 canzoni nella tua tasca”, Steve Jobs, nella consueta tenuta in jeans e felpa nera, presenta al mondo il nuovo riproduttore musicale digitale; il dispositivo è estremamente leggero e pratico con un hard disk da 5 gigabyte capace di contenere mille brani musicali in formato MP3, controllato da una semplice rotella scorrevole con un tasto OK con cui gestire la scelta delle canzoni, scaricabili a pagamento attraverso l’applicazione iTunes; l’esplosione della musica in byte dà inizio a una vera e propria rivoluzione nel mondo della discografia che vedrà scomparire velocemente i supporti fisici, le vendite e le royalties; l’iPod si evolve e viene copiato in migliaia di versioni con memorie sempre più capienti e design originali; nel 2007 arriverà la tecnologia touch, che farà dell’iPod un dispositivo multifunzionale in grado di realizzare filmati, di collegarsi in WI-FI, di mandare messaggi con iMessage e di fare fotografie, a tutto questo sarà infine aggiunta la funzione telefonica dando così vita al moderno Smartphone. Steve Jobs nella presentazione del 2001 aveva affermato nel suo piccolo di andare a rendere il mondo un posto migliore, il suo sicuramente il nostro è illusoriamente bellissimo ma estremamente alienante.
15 novembre – Microsoft non resta al palo e lancia Xbox, sfidando i colossi nipponici con la Sony PlayStation 2 in testa seguita dalla Nintendo; il design è accattivante e la game station in realtà nasconde un vero e proprio computer; progettata dal DiretX team di Redmond, è assemblata con gli stessi componenti di un pc e ciò la rende in teoria più potente delle rivali ma le strategia di marketing di Sony e Nintendo costringerà Microsoft ad un drastico abbassamento del prezzo per ottenere alla lunga il successo commerciale con la vendita di ventiquattro milioni Xbox grazie a videogames cult come Halo; nel luglio 2002 viene lanciata la piattaforma di gaming on-line Xbox Live, che permetterà le sfide al gioco tra utenti di ogni parte del pianeta che porterà in breve a contare il primo milione di utenti; nel 2006 esce la nuova versione Xbox 360, in collaborazione con IBM, ATI Technologies e Samsung. Il mondo si dividerà fra agguerriti passionari di Playstation e combattivi amatori della Xbox, i poveretti giocheranno con Nintendo.
Lussuria, (latino luxuria) – brama sfrenata di piaceri sessuali – Teologia - piacere sessuale direttamente desiderato conseguente ad un atto non ragionevolmente giustificato.
Luxuria
Nuda
distesa su comodi cuscini
e ricoperta appena
di candide lenzuola immonde
che ove non mostrano le carni spudorate e desiderate
lasciano che si veda in per traverso almen le forme
che ammiccano insicure e lascive dall’alcova
che quando non fu più d’amore
lo fu solo per la voluttà e per la carne.
Nasce in me da chissà quali remoti ricordi
quando fanciullo mi cibavo
suggendo da mammelle materne la polpa della vita
o ancora prima
quando da quelle labbra spalancate
me ne sgusciai fuori non sazio
ma ancora di più affamato
di quelle labbra stesse che mi generarono
e non fu l’amore che mi riportò a loro
ma la voglia di mescolare il corpo mio
con quello di una femmina
di mischiar con essa odori, suoni e grugni
dei godimenti che i corpi nostri avessero a donarci
e rotolar con lei sotto lenzoli, insulle scale e in ogni luogo
che anche se non apparisse ad occhi innocenti
fu per me adatto a divenire alcova
non di carezze platoniche ma di violente mani
che s’andassero a infilare dentro pertugi scuri
celati a chi non si conviene.
Di tanto porcile n’ebbi infine il corpo pieno
anche se mai fu sazio di conquistar donzelle
d’ogni regione e colore e ancor di più d’ogni età
dalle più vecchie e profanate dame
esperte e altrettanto vogliose
alle più innocenti fanciulle e ancor di più bambine
che avessero a stuzzicar pensieri miei maligni
che come navi scalcinate naufragano nella testa mia
fino a bramar, chissà, per non aver perduto nulla
di fonder le mie forme con altri uomini
imberbi o nerboruti
che m’avessero a pigliare o a me si concedessero.
Infine, ancor mai sazio
ma stanco e soddisfatto
di ogni goduria e d’ogni piacer carnale
m’addormentai solo
come neanche un cane con la rabbia sta
e rovistai tra le lenzuola sporche
delle mille pennellate date
che come pittore sopraffino spalmai senza ritegno
e senza sapere che tutto quel sortire fuori
altro non era che un buco
che stava in dentro a me
povero d’amore
che non mi fu mai dato e che non seppi cercare
e adesso vecchio e malandato
guardo quei corpi chiari nella televisione e alla finestra
e penso che a me nulla han lasciato
se non la voglia di un sorriso, di un pianto e una carezza
data da una madre al bimbo suo mentre sonnecchia nella culla
ch’è però pronta a divenir domani alcova d’amore sano
o di pestilenza infame, inutile e cialtrona.
Invidia, (latino invidia) – sentimento di rancore e di astio alla vista della felicità e dei vantaggi altrui – Teologia – tristezza provocata dal bene altrui ingiustamente intesa come eclatante dimostrazione della propria inferiorità a prova di ingiustizia subita.
Invidia
Mi passano davanti superiori
come se lor più di me
ne avessero di chissà cosa
dentro a lussuose automobili lucide ed enormi
diretti alle loro auguste dimore di quaranta stanze
mentre distrattamente
poggiano gli stanchi sguardi
sopra orologi di ori e diamanti
che brillano alla luce del giorno quanto lo fan di notte
riflessi nei luccicar dei loro averi.
Specchiano il bianco e candido sorriso
di dentature molate a mano da architetti della bocca
che glie ne forniron di novelli
per meglio apparire in società.
Si avvolgono al caldo di pelli di animali
che dalla Tundra o di Siberia camminaron tristi
fin sulle loro spalle, in su quel corpo
sagomato con lo scalpello e con il bisturi
pittato da artisti e declamato in versi vani da scrittori
quand’io non potrò mai averne
né di pelli con cui rivestirmi
né di corpi mirabili e pregiati
da ammantare con cotanta bambagia pelosa.
Per questo solo, per così misera cosa
io nulla potei se non odiar loro e odiarne la condotta
e nel contempo bramare d’esser loro stesso
o di poterne almeno vivere la vita facile e placida
colma di agi e frivolezze
a contar li denari che si tengono nascosti o manifesti
dentro banche sicure o dentro scrigni d’oro
che solo il cofanetto potrebbe dar la gioia e lo sostegno
alla grama vita mia.
Ne voglio e ne pretendo
e scambierei la pellaccia mia vizza
con la loro sì scura di soli artificiali e viaggi in alto mare
e scambierei i mie conti da pagare
con quelli che hanno in cassaforte
i loro nomi sui libri e sui giornali
la fama che li copre e li riveste
di cui non posso far altro che sbavarne di malata voglia
sì, ché alla fine gli altri
sempre meglio che a me furon dotati,
le più belle donne e le migliori idee,
le fortune e le occasioni ghiotte
che se ne cibano senza badare al caso
mentr’io mi getterei a caporifitto.
Guardo i loro occhi, i loro capelli,
la loro vita e le loro vacanze
e non c’è meglio che volerle per me
ed ogni mattina mi alzo prima del sole
con il tormento in mano
bramando i loro tempi, i loro riposi,
i lavori puliti, le piste e le sigarette truccate
da fumarsi in pace in un angolo di bar
mentre a me tutto questo è proibito
perché non lo potei arrivare, perché
nelle misere mie tasche
e nella grinzosa anima che m’accompagna
potei guardare fino a fondo senza di nulla trovare.
Allora glie ne darei di foco
ardarei loro e il mondo intero
pur di avere quel che loro n’hanno
e che io non potei mai giungere a sapere
li violento nella mia insana mente e li uccido
per far sì che manco loro abbiano a goder di ciò
che a me è vietato di conoscerne il sapore
e manco l’odore.
Brucio loro e le loro menti
per tutto ciò che sono riusciti ad avere ed io no
per quel che sono riusciti a fare, a dire,
a sapere, a conoscere e ad urlare
ed io no.
Mi misuro allora
con l’ultimo degli sfortunati della terra
fino a scovar che anch’egli
è più giocondo di quant’io lo sia mai stato
sì che alla fine, ne provo ghigno pure per lui
e mi ritrovo perso, misero e solo.
Gola, (latino gula) – forte desiderio, bramosia – Teologia – appetito disordinato di cibi e bevande.
Gula
Non fu la fame
che mi fe’ indugiare nella scelta
quell’attimo di più
perché il dilemma era soltanto fra il prima e il dopo
se avessi ad ingoiare avanti
un cannolo ripieno di delizie e poi una sfoglia
coperta di glassa e caramello
o se meglio fosse l’incontrario.
Non era l’appetito che mi fece avvicinare al banco
a rimirar preziose e luccicanti
le gioie che l’artista di cucina ebbe compiute
e messe in bella mostra
dietro un vile contrafforte di vetro
a separarle dalla mia mano, grassoccia e tremula
che ancora non riusciva a sceglierne
mentre i piedi paffuti sotto le gambe tozze
pareano saltellare come quelli di un bimbo bramoso
quant’io sarei, dinanzi ad un gelato porto
ma non voluto dare.
La voglia incontenibile
di gettarmi su tanta delizia
scatena la mia lingua
che impaziente di assaggiare qualsivoglia delicatezza
percorre avanti e indietro la murata delle mie labbra
come sentinella in attesa di veder lontano
o meglio vicino
ciò che gli fu ordinato di annunciare.
La mia faccia si confonde in una smorfia
che mi rende pari all’animal
che grufola di ghianda in ghianda
e come lui io me m’ingrasso
non solo di lardo, di dolcetti e cibi cotti
ma anche della morbosa delizia
di saper che ciò che m’introdussi in sacco
dalla bocca di qualcun altro di sicuro lo cavai fuori
e nulla avrei mai speso di me
per dare ad altro stomaco
quel che avrei potuto mangiar io.
Come porco sullo spiedo gira
io vagolo la vita che mi gira intorno
come navigatore sperso all’equatore
e m’abbrustolisco le carni marce di fuori
quanto le ebbi dentro
loro insieme all’anima mia
che mai si degnò di chiedermi distratta
se io n’avessi di bisogno
o se di tale ingurgitare foss’io schiavo
nella malefica illusione
che nell’incorporare tutto
divenissi io padrone
di chi per me n’avea preparato
mentre bavoso e flaccido degli anni che ho passato
mi ritrovo io ad esser servo della fame mia
che avea da riempir dei stomaci
che a mettercene roba ce ne voleva
perché quei sacchi vuoti
non eran nella pancia mia grassa e beata
ma nell’anima cieca, vile e sbandata.
Ira, (latino ira) – moto dell’animo improvviso e violento che si rivolge contro qualcuno o qualcosa suscitato generalmente da offese altrui – Teologia - indebito e violento desiderio di vendetta, di condanna o di punizione.
Ira
Monta
e come cavallo furioso galoppa
per valli tormentate e colli impervi
come se se ne andasse in pace al trotto
su di una pista piana e ben battuta.
Mi trascina
fantino ignaro delle profondità in cui mi può menare
verso lande sconosciute ove gridar
è l’arma per far intender se e le proprie ragioni
cieca mi conduce a combattere guerre e devastar paesi
a schiacciare gli amici come i peggior nemici
a calpestar l’amore mio e della dama
per cui lo cuore mio ne batte.
Ed in un turbinar di parole rosse e schiaffi
rode di gelosia, rode di supremazia e di inutilità
irrompe nell’animo lieve e fa scompiglio di ogni affetto,
di ogni ricordo, di ogni lacrima versata
tramuta le risa in ghigno malefico
scuote come tremoto
sì che la voce mia poi s’altera e diventa come il tuono
rombando a destra e a manca
che pare lo Dies Ire
tanto funesta e scura
vibra sopra le genti e sopra il mondo intero.
La gente poi ti teme e ti ribrezza
che non si può fidare
di chi se ne fa prender spesso e a malo caso.
C’è poi quella dei giusti
che pure il Figlio del falegname
la scagliò contro a coloro che gli invasero la casa
ma quella e di disperazione
per la parola che se n’andò perduta
non udita da genti che altro avevano a pensar
che non pregare ma ordire biechi affari in suolo sacro
e guadagnar monete da celare.
Nefasta, inutile e volgare
mi prende a volte per le più semplici cose della vita
come uno spillo
che anziché pender da una parte
va dall’altra contrario al voler mio e al mio interesse
così m’impadronisco del sapere
con piglio scuro l’ammonisco e lo scaravento via
sì che capisca che chi comanda qui
è chi di voce ne ha da vender e assai.
Sempre n’arriva
per cose contro noi
talvolta a nostro inciampo
talvolta a nostra colpa
ma d’ogni azione che ho visto fatta per sua mano
contro un uccellino, contro la vita o contro l’uomo
con un cannone, con la bomba o con la carezza in mano
mai ne ho veduta una
che abbia risolto vite, questioni o lazzi
senza che poi se ne sia discusso
ai tavoli dei potenti o dinanzi ad un bicchiere.
Allora io mi chiedo
a che servì
se non a liberarmi l’animo impellente
gridare contro un bimbo o contro un deficiente
che ti sorpassa a destra o contromano
meglio sarebbe stato
contro un muro a calci e pugni
sciogliere il duro cuor che mi fe’ peso e non su te
che non m’avevi mai offeso.
Accidia, (greco akedia) – difetto di operosità nel fare il bene, negligenza, inerte indifferenza verso ogni forma di azione – Teologia – fastidio o tedio nell’operare il bene, negligenza per ciò che riguarda le cose di Dio.
Akedia
Sto
immobile
e me ne passa assai diversi in testa
ne programmo e ne stabilisco
di quello che da fare ci sarebbe
e come e quando e sempre di sicuro sia domani
che sia portare a te, che sia chiamarti
che sia una cosa bella e grande, che sia un peso
o una piuma leggera
l’una sicura cosa è che giammai la si fa oggi ma dimani.
Giovine principiai a rimandare
quando sui banchi duri seppi che poteo studiare poi
quello che oggi aveo di tra le mani
e in quella scuola di tentazioni empita
imparai subito a rimandare a mai.
Ce ne son state di cose brutte assai
che poi d’un tratto a forza di lasciarle rotolare
mi son tornate indietro doppie
e sulla gobba poi mi son rimaste pese e vistose
se non agli altri a me
che altro non so che fare
che pianger la miseria mia
che tutti i guai mi caricano il collo
e non mi dico nello specchio dell’anima
che tale colpa fu mia sola
per non aver fatto, oppur detto,
una semplice cosa che era di piuma
ma piombo m’era parsa
tanto non aveo passione di condurla.
Così me la ritrovo avanti, ogni dì pronta,
a farmi passar la voglia
persino di mangiare e far l’amore
pronta a dare di consigli
solo quelli ch’è meglio di non fare
tanta la gente, tante le azioni che n’abbisognano di me
delle mie mani, dei denari che reco in saccoccia
dei pensieri miei, dell’arme e dell’amore
che basterebbe un gesto, una carezza
una parola in un orecchio, un soldo dentro la coppa
grinzosa delle cineree mani del poverello
che fuori della porta si prostra ai piedi miei.
Di sicuro qualcuna della cose ne farò
ma adesso no
perché di certo cose più magne ed importanti
la vita mia n’ha da fare
che non giustizia, dare amore o peggio
con le mani mie, calce e cazzuola costruire
per me o per altri
con la fatica non sola del sudore
ma della mente, del pensiero
che già riempirsi il capo di parole me ne stufa.
Forse potrei far uno, forse due
ma il gabbio poi mi piglierebbe a doverne far cento
allora meglio lasciare che il tempo passi
senza che il dito mio mosso si sia
senza che il mal che ne consegue se ne vada via
tenendo sottobraccio tutto il bene mio
a ritrovarmi poi senza una casa, senza ventura
amici e conoscenza, senza coscienza
di ciò che aveo e che voleo donare
ma che non ebbi nella mente tempo a fare.
Adesso mi ritrovo zeppo di occasioni perse
per l’indolenza che mi tenne molle sul divano
col dio telecomando nella mano
ma sempre fisso sul solito canale
che anche decidere di dare mossa al dito
fu cosa difficile da fare, più che da dire.
Vuoto di tutto ciò che non riuscii a donare
perché la mano nella tasca non gettai
per trarre un soldo solo d’elemosina
adesso tutto quello che non feci non mi ritorna fatto
e quello che non donai non fece spola a me centuplicato
né nella materia né tantomeno nella gioia
che quale sia sì la cosa ch’era a fare
mi fe’ fatica dirla e anche pensare
ora non ritrovo manco le mosche in mano
che fa fatica a loro far oggi compagnia
e rimandano a domani
anche il solletico da farmi in sulle mani.
Fonti: Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Zingareli 2001 edizioni Zanichelli.
15 APRILE 2001


Signa Corteo Storico, sfilata per la festa della "BEATA GIOVANNA"
LA NAZIONE - GIOVEDI' 21 MAGGIO 2001




Il Piccolo Steo
24 MAGGIO 2001

3° CONCORSO NAZIONALE DI POESIA E NARRATIVA "TRE VILLE" - TREVIGLIO (BG)
ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE - ARTISTA SEGNALATO PER IL RACCONTO
"AIKO DELLA PIANURA"
2 GIUGNO 2001

34° EDIZIONE "PREMIO HANS CHRISTIAN HANDERSEN" - SESTRI LEVANTE (GE)
ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE PER LA FIABA "CROAK", DALLA RACCOLTA
"ALLO STAGNO"
3 GIUGNO 2001
Una ridente campagna, piena zeppa di buffi animali che ne combinano di tutti i colori, mucche pompiere, gatti dispettosi, pulcini che desiderano diventare galli da pollaio e maiali a dieta! Uno spasso all'aria aperta!
16 LUGLIO 2001
Uffa che noia dare retta ai genitori! Fai questo, non fare quello, stai attento, dormi, mangia, non correre! Ma guarda un po', va a finire che invece hanno proprio ragione loro, me lo ha raccontato...
19 LUGLIO 2001

LA BIOGRAFIA "SIAMO UOMINI O INNAMORATI", FINORA MAI RESA PUBBLICA, VIENE DEPOSITATA PRESSO LA “FONDAZIONE ARCHIVIO DIARISTICO NAZIONALE”
DI PIEVE DI SANTO STEFANO (AR)
AGOSTO 2001
LA VUELTA DE ESPANA


















30 SETTEMBRE 2001



5° CONCORSO DI POESIA E FIABE - MONDOPOETA 2001 - SAN MICHELE (AL)
PREMIO SPECIALE "RADIO VOCE SPAZIO" PER LA FIABA "ZAN ZAN", DALLA RACCOLTA "ALLO STAGNO".
7 OTTOBRE 2001

XV EDIZIONE PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA "MARCO TANZI" - SIGNA (FI)
DIPLOMA D'ONORE PER LE POESIE "GLOBALIZATION", "ITE MISSA EST" E "CON LA FALCE IN MANO" TRATTE DALLA RACCOLTA "III MILLENNIO"
III
MILLENNIO
2001
Lo saprai domani
Ci sono cose che non sono riuscito a dirti
le tengo nascoste in una scatola
piena dei baci che non mi hai dato
è tutto chiuso in un cassetto della mia vita
e la chiave la conservo in una tasca
in cui non metto mai la mia mano.
A volte sogno di poterti regalare
ciò che ti hanno portato via
e scrivo lettere del suo amore per te
sperando che tu possa ricordare le mani
che ti hanno accarezzato
gli occhi
che ti guardavano con semplicità
le labbra
che stampavano baci sulle tue guance
rosse dell’emozione
che ogni volta ti riempiva il cuore.
Ho corso verso di te mille e mille volte
cercando quel calore che solo tu potevi dare
e non hai mai mancato ai miei appuntamenti
anche se poi
io ho voluto ricordare soltanto i tuoi no
senza pensare al miele caldo
che ogni giorno versavi dalle tue mani doloranti
consumate dal duro lavoro
che ti hanno portato una casa che non è più tua
ed una vita che non vorresti più.
E adesso piangi e semini i tuoi ricordi
nei mattini freschi di primavera
aspetti la tua estate
quando finalmente potrai mietere i frutti
del tuo eterno amore.
Non stancarti mai
no
continua ad innaffiarli con le tue lacrime
e non stancarti mai.
Verrà un giorno l’estate
e potrai finalmente toccarli con le mani
le tue mani e le sue.
2001
Sogno di Natale
Tengo il mio dolore sottobraccio
cammino nella notte più nera che c’è
ricordando le impronte lasciate sui cuscini
mentre i gatti rovistano i bidoni
ed i cani abbaiano alla luna che vigliacca
si nasconde dietro nubi di discorsi e disaccordi
me ne vado per le strade vere della vita
per i vicoli inermi pieni di siringhe e di poesia
dove i gatti con gli abiti rovistano i bidoni
dove i cani abbandonati guardano la luna che è scappata
lontano dai problemi e dalle soluzioni
la cercano attraverso lenti di occhiali trovati per strada
ma non la troveranno mai se glie la faremo vedere solo con gli occhi
e il tempo continua a marcire su se stesso.
Ma io no
non ho vinto il perdono
non ho potuto credere che il mondo fosse questo
io non credevo che fosse Natale
solo quando le luci accendono le strade
Avrò tutta la notte per fare l’amore con te
adesso preso dai ricordi e dalle storie
chiuso nei pensieri senza glorie
di ombre che vagano lente e perdute
nella notte più fredda dell’anno
illuso innamorato di una vita che non c’è
di una donna che passa è non ha bisogno di te
mi volto e vedo mani tese tutto intorno a me
allora capisco che non posso lasciare che mi resti
solo l’amore dei risvegli e porto a casa i miei sogni
li porto con me per non farli fuggire mai più.
2001
C’era una volta
C’era una volta una bambina
un cavaliere, un orco giù in cantina
c’era una volta un drago alato
robot su ruote un mondo di gelato
c’era una storia buia nera e fitta
con un finale allegro in corsa su una slitta
c’era una volta e adesso ci sei tu
a raccontare la favola del mondo
una novella un canto un coro e poi
c’era una volta e adesso siam qui noi.
2001
Semplice
Basta poco
le parole di un uomo che non conosci
un sorriso
due occhi giocondi
una frase senza senso
senza significato
senza motivo
parlarsi
anche solo perché ci siamo
perché esistiamo
allora ti rendi conto
che il mondo intorno a te
c’è
alzi gli occhi al cielo
e ringrazi.
2001
The president of a miracle
Cosa credi di fare qui
non siamo mica sulla terra
qui non valgono le tue carte di credito
qui non hanno valore i tuoi sporchi soldi
i tuoi dollari e i petrodollari
dove credi di andare
non ci sono suite non ci sono appartamenti
non puoi scegliere
non abbiamo riservato alcuna stanza per te.
You are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle.
Hai fatto e disfatto
hai lasciato che le donne crollassero ai tuoi piedi
hai lasciato che i palazzi
crollassero sotto i tuoi piedi
hai lasciato che sotto i tuoi luridi piedi
morissero milioni di persone
ed ora cosa credi di fare
cosa credi di esserti guadagnato il paradiso
qui nessuno si lascia corrompere
e tu non hai nessun potere qui.
You are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle.
Ti piaceva guardare i bambini con le mosche sul viso
ti piaceva che le loro madri chiedessero aiuto a te
che si mettessero in ginocchio
per chiedere aiuto a te
ti piaceva dare cento lire
alle zingare con i bambini in braccio
ti piaceva dare mille lire
agli albanesi che ti lavavano i vetri al semaforo
ti sentivi forte e potente
anche se non lo eri
ti sentivi più grande di loro
anche se eri l’ultimo operaio
dell’ultima fabbrica della terra.
You are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle.
Ed ora cosa credi
di esserti guadagnato il paradiso
solo per aver offerto diecimila lire
per la lotta contro il cancro
no non ci sono stanze riservate per te
non ci sono suite non ci sono
You are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle.
Qui c’è solo una grande vallata
dove potrai riunirti con tutti gli altri
meditare e chiedere perdono
ed avrai un eterno momento
per pentirti dei tuoi peccati e chiedere perdono
You are not the president of a miracle
you are non an owner of a paradise card
è tardi per cliccare su www heaven paradise.
You are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle
you are not the president of a miracle.
2001
Tobia
Povero Tobia
non ne pole proprio più
sempre gli occhi gonfi sempre a tirar su.
Grossi lacrimoni
come gemme assai preziose
sia che corra lieto
che nelle ore più oziose.
Povero Tobia povero Tobia
il gatto più allergico che ci sia
basta una piuma o un pelo di topo
basta un po’ di carne basta così poco.
E così il gattaccio si ritrovò a mangiare
pane verdura e latte
e a rincorrere zanzare.
Niente uccellini
niente sorci e ratti
solo gomma anallergica
ma che siamo matti.
Povero Tobia povero Tobia
il gatto più allergico che ci sia
basta una piuma o un pelo di topo
basta un po’ di carne basta così poco.
Il naso ormai è stasato
gli occhi non son più gonfi
il peggio è gia passato.
Rinunce e sogni infranti
niente Titti e Gigio
il futuro si è sereno
anche se un po’ grigio.
Povero Tobia povero Tobia
il gatto più allergico che ci sia
basta una piuma o un pelo di topo
basta un po’ di carne basta così poco.
Beve la medicina il gatto Tobia
beve e ha per amici
gli uccelli della via.
Scorrazza con i topi
vola tra i passerotti
non mangia la carne
ma vive felice senza l’allergia
ed è gioioso e allegro
il più gioioso che ci sia.
Povero Tobia povero Tobia
il gatto più allergico che ci sia
basta una piuma o un pelo di topo
basta un po’ di carne basta così poco.
2001
Mani tese
Fatela
e sentitela dentro
lasciate che pervada i vostri corpi
che faccia librare le vostre menti
che porti i sogni e i desideri
dove possano volare alto
insieme a quelli
di chi non ha da sognare
di chi non sa cosa desiderare
se non di vivere.
Un fazzoletto come vestito
per coprire le piaghe e le ossa
un coltello stretto in mano
per nascondere la rabbia e la paura
che si celano avide di vite
dietro volti scuri
che spalancano le vostre case
e derubano con odio
fatela
a chi striscia su sentieri polverosi
con bimbi morti in braccio
fatela
a chi non ha più che lacrime
da rendervi indietro
fatela
a chi tende verso di voi la sua mano
con un arma in pugno
fatela
a chi non ha imparato a chiedere aiuto
fatela
perché non gli è stato insegnato.
2001
Orchidea
Mi sono ritrovato
a guardare oltre un tramonto
lontano
un sole sbiadito
che sparisce
al di là delle nuvole
all’orizzonte
e nel buio
che si è portato dietro
ho lasciato che la mente
vagasse
dove gli occhi
non avrebbero mai
potuto arrivare
ho compreso
anche se non ho sopportato
ho imparato
anche se continuo a sbagliare
ho vissuto
anche se mi sono lasciato morire
guardavo
queste immagini
che come un treno in corsa
sono passate davanti a me
ho visto le facce ai finestrini
ma non sono riuscito
a vedere i loro occhi
a guardare nella loro anima
perché troppe volte
non sono riuscito
a fermare quel treno.
Adesso
cammino lungo i binari vuoti
con un fiore per mano
ed ogni giorno
mangio uno dei suoi petali
colorati
ed ogni giorno
assaporo un gusto nuovo
e con uno spirito nuovo
che alberga in me
e che mi lascia fluttuare
nel limbo della pace
vivo
comprendendo
anche se non riesco a sopportare
e soffro dei limiti miei
che incatenano esausti la mia rabbia
imparando
anche se continuo a sbagliare
e per fortuna continuerò a farlo
con il mio fiore per mano
che mi perdonerà se lo avrò colto
vivendo
anche se mi lascio morire
in questo tramonto senza colori
con un fiore in bocca
che lascerà sulle mie labbra
i sapori di una vita
effimera e gloriosa
scivolata via nel tempo
ma trattenuta con gli artigli
di un semplice fiore
che con la forza testarda
ha saputo dare un senso ai sogni miei.
31/12/2001
Salzburg, Styria e Innsbruck







WATTENS, SWAROVSKY MUSEUM

Il
Mirto
e
la
Fede
2001
Vita
Piuma leggera,
svolazza davanti agli occhi
senza posa,
vaga di porta in porta
lasciandosi vedere un poco,
mai fino in fondo.
Sempre
lascia di sé celata
la parte
che più ci tiene legati a lei.
2001
È così semplice
A volte
senza rendercene conto
riusciamo a dare agli altri
i dolori più indescrivibili,
tali e tanti
quanto gli altri
riescono a dare a noi
senza che loro stessi
se ne possano render conto.
Cerchiamo allora
di comprendere
e accettare la rabbia degli altri
per i torti che gli abbiamo resi,
almeno quanto pretendiamo
che sia compresa e accettata
la nostra
per i torti subiti.
2001
Io non ti conosco
Riesco a vedere
la grandezza del tuo essere
solo quando
di rado
per caso
contro la tua stessa volontà
cammini con le tue sole ali
senza che ti sorregga
ed è meraviglioso allora
accorgersi
di come voli bene
con i tuoi soli piedi.
2001
Misera miseria
Triste la vita mia,
foss’io magnate
di milioni proprietario
o foss'anche poverello,
a non aver diviso
con lo compagno mio
che mi restava accanto,
l’ultima briciola di pane
che aveo sbadato
fra le profonde pieghe
delle tasche mie.
2001
Beata gioia
Il bello dei sogni
è che prima o poi
a rincorrerli
si lasciano acchiappare
e non rimane
che continuare a vivere
la serenità della nostra vita
ed esser certi
che da qualche parte
in questo immenso mondo
di tragedie
di malvagità
e di paure
c’è una briciola d’amore
che sta aspettando impaziente
di incontrare noi.
2001
Il lungo cammino della gioia
Il sole
sorge ogni mattino
comincia sorridente il suo vagabondare
posando i dolci e paffuti piedi
su tenere erbette
e caldi laghi di montagna
scalda le valli
i fiumi in piena
scalda ogni cuore
e rinfranca gli spiriti
di chi crede nell’amore.
Continua
il suo passaggio sul mondo
nuotando su distese infinite
di placido mare calmo.
Non si ferma
davanti a nessun dolore
ma lo placa
con la forza
del suo enorme caldo cuore.
Scalda le onde
le isole deserte
e scalda perfino le finestre aperte
scalda ogni misero ed ogni santo
sorride ai felici
rincuora chi ha pianto
corre il suo tempo
senza mai fretta
sa quando parte
dove va
e quando vi giungerà.
Sparge
il suo dolce amore
sui campi di grano
attraversa un altro mare
sembra lontano
ma basta girarsi
dall’altra parte
che è appena arrivato
e già ricomincia la sua passeggiata
mai stanco di vivere
quest'infinita giornata.
2001
Preghiera alla beata Giovanna
Facci camminare con Te
sulle acque del fiume
aiutaci ad attraversare
i flutti impetuosi della nostra vita
pronti a travolgerci di eventi
che non possiamo attendere da soli.
Dona a noi la vista
e concedici la pura facoltà
di guardarci intorno
così che possiamo cogliere le gioie
là dove esse sono
e sanare i dolori
che pendono acerbi dagli alberi
con la forza tenera del nostro amore
quell’amore che Tu
ci aiuterai
a ritrovare nella fede.
Rendici la vita
quel soave respiro
che come neonati in fasce
abbiamo abbandonato
per assurde voglie e per miseri compensi
che ci potranno ricoprire d’oro
fino a soffocarci l’animo
rendila a noi
perché ci sia possibile
donarla a Te.
Guidaci nella nuova eterna vita
che ci possa condurre in pace
fino all’alto dell’immenso
dove l’amore ci attende
con le braccia aperte
ed il Tuo sereno sorriso.
2001
I consigli della zia
Un augurio per nome
che accompagna
la melanconia degli occhi
mentre il mondo
balla tutto attorno
su note allegre e gioiose
colpendo come un pugnale
il cuore
inaridito dai troppi passi
che lo hanno calpestato.
Allora ridere
spensieratamente
ridere
con una vita quadrata
in un’esistenza senza angoli
ridere
rimettendo a posto i sogni
prima di andare a letto
ridere
svegliandosi in un mare di desideri
incapace di accorgersi
che il futuro
è là che aspetta
con un mazzo di fiori in una mano
e una carezza nell’altra.
2001
Buona notte
Ogni sera
metti a letto i miei piccoli desideri
che allegri, spensierati e dispettosi
se ne vanno a giro per la vita.
Culli teneramente i miei sogni
che rendi dolci del tuo amore
e della tua infinita passione.
Accompagni le preghiere della sera
stringendo le mie mani giunte
prima di far strada ai pensieri
che si affacciano timidi
nella lunga notte che li attende.
Li carezzi
con l’allegria che sgorga dal tuo essere
dal vivere nei tuoi sogni desiderati
tenendo per mano la vita
la tua
la mia
la vita che ci scorre accanto
come un lento inesorabile fiume
che ci travolge
oltre ogni nostra possibilità di resistenza.
Mi abbandoni stanco
sulla riva di un mare pieno zeppo di amore
lasciandomi affogare
mentre mi guardi sorridendo
mentre la vita sorride a te
che me l’hai donata
e che rinnovi ogni giorno
il tuo voto alla mia felicità.
Gli occhi chiari, profondi e veri
ridenti e appagati
che mi guardano muovere
i primi incerti passi
impauriti
nella beatitudine del tuo amore.
2001
La lunga via
Percorrerò le strade
che troverò tracciate,
ad una ad una
dall’aratro del destino,
come mari sconosciuti e amici
e solcherò tra quelle
le vie che mi condurranno alla vita.
Per ognuna
sulla quale avrò posato il mio piede
ardito e stanco
ne vedrò tracciare altre mille ancora
da scegliere, perdere, dimenticare, scartare.
Vie
che mi si presenteranno
come sirene o come mostri
e che, solo dopo che avrò compiuto il primo passo
si riveleranno a me
per quello che in realtà sono.
Condurrò il corpo
là, dove i miei piedi si avvieranno
e dietro porterò con me l’anima
colpevole di ogni scelta fatta
e beata
per ogni passo che avrà trovato amore.
2001
Olio su tela
Così
ogni volta
potrò ancora sognare
di tramonti
e di passeggiate sotto il sole
o tra le stelle
con i piedi nell’acqua tiepida
o con le scarpe piene di sabbia.
I corpi nudi
stesi al sole
o nascosti da vestiti leggeri
liberi di volare ad ogni soffio d’aria
nelle sere appiccicose e palpitanti dell’estate.
La mano nella mano
la pelle scura del calore
del buio che ci accompagna
mentre lentamente le nostre forme
svaniscono dentro le onde rumorose
che si stendono prostranti davanti a noi
con quel loro leggero ridere spumeggiante
che forma infiniti effimeri sorrisi
su di una spiaggia nera.
E gli invidiosi da lontano
guardano i nostri cuori luminosi
nel buio pesto della notte.
2001
Orizzonti
Siete mai stati là
là, dove tutto diventa dello stesso colore.
Avete mai provato quel dolore
che è quasi come un sollievo
quel piacere orgasmico
che diventa sofferenza.
La vista di un’opera d’arte
sia essa di fantasia, di carne o di esistenza
che provoca in voi
una gioia improvvisa
una soddisfazione immensa
un senso di appagamento, di libertà e di vita,
che si trasforma nella consapevolezza
che è un attimo e niente più.
Quanto vorreste
che quell’attimo fosse tutta la vostra vita
potreste anche morire dopo quell’attimo
perché niente più al mondo
potrà mai donarvi vita
quanto quella tremenda gioia appena provata,
che invece è già passata
lasciando in voi la tremenda tristezza
del sentirsi soli
senza più funi di luce a cui attaccarsi
per resistere
in questa triste, lugubre vita.
E poi, ancora, essere assaliti
da mille altri dolci o insulsi pensieri
e ciò che è stato provato
se ne può svanire
lasciando un piccolo brivido di vita,
la gioia
di più, la felicità
di più, la beatitudine
di più, l’estasi
di più, voi stessi.
2001
365 all’alba
Continuerò ancora a cantare
sì, ancora per un anno
poi, potrò lasciar volare
quel suono melodioso
e coronare infine
il più luminoso dei miei mille sogni
e con te legarmi
con una fune, con una catena
con un sospiro d’aria
di cui noi soli conosciamo il valore.
Noi che sappiamo
nonostante la sua effimera essenza
quanto sia invece per sempre
quel per sempre
che andrà al di là del tempo e dello spazio
quel per sempre
che indicherà a noi
quanto questi piccoli, rapidi battiti di ali
chiusi nel loro spazio e nella loro brevità
esistano per sempre
perché nessuno potrà mai sostenere
che non sono mai stati.
Ed io continuo ancora a cantare
ancora per un anno
ancora
fino a che…
fino a che potrò ritmare le parole
e canto, canto per te…
Io e la mia signorina stiamo bene insieme...
Presto la mattina e tardi la sera…
2001
Moscerino
La canzone
è una donna
con il corpo di musica
e l’anima di parole
e saper cantare
è il più melodioso modo
di amare la vita.
Una stonatura
la si può perdonare
solo se la passione
rivela sincerità
allora le note
leggeri baci nella notte
arriveranno fino al cielo
accompagnate da frasi
che carezzeranno
la gioia del mondo.
2001
Dove è casa
Vivere, vagare, vedere, assorbire
lasciarsi permeare
avvolgere
e nello stesso tempo sentirsi avvolti
premere, ruotare, segnare, curare
compiere atti inconsulti o ponderati
agire scelleratamente
o donare di sè per la serenità altrui
oltre che per la propria
sudare di muscolo o di calore
compiere ellittiche orbite
intorno al nostro mondo
tra spazi infiniti
sopra oceani di stelle
spruzzate sulla tela nera dell’assoluto
vagare con la mente
dove il corpo non potrà mai spingersi
tenersi per mano
e ritrovarsi infine
sotto lo stesso tetto.
2001
Diversi
Trentasei anni.
Ho immaginato mio padre
come un uomo serio, posato, consapevole
fermo sulle sue inossidabili gambe.
A trentasei anni
vedo me come un ragazzo
che ancora non sa cosa farà domani
sognatore distratto
che sguazza nelle fantasticherie
e nei mille desideri.
Amo mio padre
e spero che lui abbia amato me
per come mi ha fatto.
2001
Ancora musica… e tu
Ascolto canzoni senza senso
gridare vite che non mi appartengono
melodie melanconiche di una tristezza che non è più mia.
Ascolto
senza esserci dentro
ma dentro ci sono
dentro ci piango
dentro ci trovo comunque me stesso
trovo te
perché ci sei
perché tu sei
la ragazza che mi ha lasciato quando ero giovane
sei la donna che mi ha abbandonato maturo
o che da me sia stata tristemente lasciata
sei il futuro
suonato da un artista sconosciuto
il passato che non mi hai vissuto
di quella canzone famosa
sei l’infinito
di ogni fiato d’amore
l’infinito che trovo in me
nella mia memoria, nei sogni, nei ricordi
anche se non c’eri
anche se non ci dovessi essere
perché comunque ci sei stata
perché comunque sarai.
2001
Perdonami
Ho pensato,
sono solo quattro mura
dentro a cui vivo te
non è casa mia
che stupido dicevo,
non la sento mia
non è mia la casa
dentro la quale devo chiedere permesso
dove gli altri entrano
senza chiedere il mio permesso e il tuo
che stupido pensavo,
casa mia sei tu
con cui vivo e condivido
non una stanza
dentro la quale non posso rinchiudermi
senza che mi vengano a cercare
per tirarmi fuori
e dirmi che sbaglio.
Casa mia è vivere con te
vivere te
casa mia
è ogni passo fatto accanto a te
casa mia sei tu
queste sono solo quattro mura
dentro cui vivo te.
Erano
fino a che non mi sono accorto
che ero io
a lasciare la mia casa fuori da me
adesso lei mi ha fatto entrare
ed io la tengo in me
adesso lo so
perché ho paura
se non l’avessi qui
con me.
2001
Vivi
Cos’è questo niente che ci circonda
che si nutre di noi e che ci nutre di speranze
di illusioni, di non c’è, di non esiste
di vuoto nulla che ci tiene tutti uniti insieme
a sbranarci, a compatirci, ad amarci
facendo finta di non sapere
fingendo che non sia vero
che in realtà un perché ci sia
che un motivo per tutto questo
debba pur esserci
se una madre grida di dolore
mettendo al mondo un figlio
e grida dello stesso dolore
stringendolo morente
tra le sue inutili braccia.
Ci deve pur essere una risposta a tutto questo
e allora uccidiamo, doniamo, rubiamo
diamo e riceviamo
tappando i nostri orecchi sordi
coprendo i nostri occhi ciechi
per non sentire, per non vedere, per non capire
riempiamo la nostra mente di diritti e di doveri
di fare e disfare, di onori e di glorie
di miserie e miserabili
e tutto questo
soltanto per distogliere la nostra stupida anima
dall’unica, sola, indissolubile verità,
che prima che noi fossimo
e dopo che saremo stati
che durante la nostra essenza in questo mondo
durante la nostra breve insulsa malpensata vita
sempre e comunque intorno a noi
e peggio ancora dentro al nostro sgonfio corpo
non c’era, non c’è stato, non c’è e non ci sarà mai niente.
Allora viviamola una buona volta questa vita
viviamola e lasciamo che gli altri se la possano vivere.
2001
L’ultimo respiro
Che la gloria e la pace sia con voi
che la serenità vi colga
nell’ultimo attimo vibrante della vostra vita
misera o vana che sia stata
e che vi dia la gioia
del non esser più
giacché non siete mai stati.
2001
Non v’è
Non v’è risveglio dopo il sonno eterno
non v’è luce dopo il buio che ci sopprime
non v’è pace dopo lo strider di denti
che ci ha accompagnato fino all’ultimo raggio di sole.
Non v’è, più di quanto non vi sia stato
ed è soltanto la fede, la grazia, la speranza, la gioia
che ci possono condurre per mano
oltre quella soglia
che non avremmo mai voluto attraversare.
Non v’è che la nostra credulità
ingenua o santa
che ci potrà davvero portare nell’alto di quei colori
che per tutta la vita abbiamo segretamente ammirato e fuggito
per paura di capire.
Che altro v’è da capire
oltre quella soglia?
Altro non v’è che credere d’esser domani
quello che già siamo stati
prima d’esservi oltre.
2001
Evoluzione
Evoluzione
il gran dono che ci è stato fatto
per cambiare, decidere, scegliere
trovare in ogni cosa
lo stimolo, la voglia, il fine.
Cambiare volto, cambiare il corpo
cambiare la persona che ci sta accanto
cambiare noi stessi.
Evoluzione
è il nostro futuro.
Ci rintaniamo in certezze
in assurde conferme
cerchiamo tutto ciò che è stabile
un lavoro, una vita, una persona accanto a noi
per poi accorgersi con gli anni
che tutto quello che ci circonda
e che abbiamo costruito
non è più nostro
non ci appartiene.
Allora ricominciare, cambiare, virare
prendere una nuova rotta e rendersi conto
accorgersi finalmente
che grazie a Dio
siamo tutti Pokemon.
2001
Le vedove
Siedo
in fondo alla chiesa
nel brusio lieve del rosario
in un sabato sera di messa
tra i ricordi delle luci soffuse
di candele accese
che disperdevano un tempo
il loro lieve afrore
acre e santo allo stesso tempo
e che adesso non ci sono più.
Siedo
e di fronte a me
si stende un mare infinito
di capelli turchini, biondi, rossastri
nuche dalle tonalità di un arcobaleno
rassegnato ad imitare colori
che non son più suoi.
Le sento bisbigliare delle loro preghiere
ma anche dei soliti pettegolezzi
delle figlie degli altri
dell'ultimo romanzo
che avrebbero voluto vivere.
Siedo
in un sabato sera di vecchie
con vecchi ricordi sbiaditi
da troppi anni vissuti in solitudine
quella melanconia
in cui sono sprofondate
dopo l'abbandono
dopo che si sono ritrovate
sorelle delle loro sorelle
a piangere prima
e a rammaricarsi poi
dei loro uomini
che avevano creduto così sicuri
di cui avevano sempre avuto timore
timore misto al loro riverito amore.
Siedo
e vedo muovere davanti a me
questo mare febbrile
di pace mai trovata
il mare agitato
delle tristi vedove del fumo.
2001
Tu
Amo
perché piango dei tuoi tormenti
e rido
nella gioia delle tue felicità.
Amo
una bimba melanconica e gaia
che si affaccia ogni giorno alla finestra
a regalarmi il respiro
che mi accompagna nella vita.
Amo
la forza testarda
che spinge a darsi e a donarsi
che vive dentro al cuore
della mia anima leggera
tu.
2001
29 XI 2001
Ho aperto una finestra
ed è entrato il sole
ha pervaso i miei sensi e la mia mente
addolcendo le rughe tristi della vita
rendendo impalpabili le dure fatiche dell'esistenza
ho respirato l'aria calda
riempiendone il cuore e l'animo
lasciando che formicolasse in me
come fa l'energia di un’idea
di un’invenzione
di una scoperta
che ha il coraggio di cambiare il mondo.
Ho scavalcato quella finestra sul mondo
e sono uscito fuori.
Ieri, oggi, domani
continuo coraggiosamente
a scavalcare e gettarmi
come quella prima volta.
2001
La dura fatica della vita
Ogni giorno saliva alla fonte
carica di quei cocci vecchi e stantii
che le tenevano occupate le mani, le braccia e la testa.
Riempiva le brocche
e le riportava a valle tenendole per le anse
le bottiglie tappate strette sotto il braccio
in modo da avere sempre una mano libera
per tenersi in equilibrio
per dare ogni tanto un colpetto
al recipiente che aveva sulla testa
in modo da non lasciarlo scivolare via.
Scendeva lentamente
e quando giungeva di nuovo a casa
non sentiva la soddisfazione dell'impresa compiuta
perché l'indomani avrebbe dovuto salire ancora.
2001
Orciano
Mi ritrovo d'improvviso in mano
quelle colline aspre che si stendono a perdita d'occhio
ai lati della strada che da Firenze porta fino al mare.
La terra grigia, arata e secca
che di settimana in settimana cambiava il proprio aspetto
ricoprendosi di quel verde che con la calda stagione
sarebbe divenuto biondo prima di lasciare il posto al nulla
che avrebbe aperto le porte ad un nuovo aratro.
Mi rivedo ancora ammirare quelle curve
sinuose, dolci e familiari
che mi accompagnavano in vacanza
seduto dietro a parlare ininterrottamente
mentre mia madre portava avanti orribili opere all'uncinetto
e mio padre guidava lento e distratto come sempre.
Assaporo ancora quell'aria felice che ci portava in giro
il sole alto sulle colline di panna
i sorrisi che mia madre non sa più fare
e gli occhi allegri di mio padre.
Gli occhi che non posso più vedere
se non su carte patinate o su croci fredde di marmo.
Quegli stessi occhi che oggi mi portano ancora lassù
su quelle colline a ridere con mia madre
ad ammirare ancora una volta mio padre
e vederlo volare del suo immenso celato amore.
2001
In
A volte mi accorgo di non essere in te
di non essere riuscito
di non esserci mai riuscito.
A volte vorrei superare monti altissimi
e onde gigantesche
per ritrovarti
ma tu non ci sei
non sei in me
non riesco a trovarti
ovunque ti cerchi
perché non ti ho riposto in me
come credevo
come avrei voluto che fosse.
Non mi rimane che piangere e cercarti
cercare te nei fiori e nel calore
nel cibo saporito e alla finestra
tu che sorridi al telefono o sul divano
ricoperta d'amore e di me
e lì
lasciarti ancora entrare
per l'ultima o per la prima volta
ma lasciare che finalmente tu sia in me.
2001
La poesia di Natale
Ne abbiamo viste a decine
dentro a film in bianco e nero
in sceneggiati lunghi e barbosi
nelle commedie
di cui abbiamo riso assieme.
Ne abbiamo visti
ma nessuno di noi
è mai salito su una sedia
a leggere la sua poesiola per Natale
per la Festa della Mamma o per un compleanno qualsiasi.
Da adesso sì
perché ci sono io su questa sedia
a leggere quella poesia
che avrei dovuto imparare a memoria
che avrei dovuto ripetere come una macchinetta
dondolando come un’altalena
come un cieco che suona il piano.
È la mia poesia
il mio cantico al Natale
al nostro Natale
con o senza fiocchi
con o senza regali.
Il Natale che abbiamo passato
di famiglia in famiglia
aumentando e diminuendo
man mano che il tempo passava mietendo
inesorabile
i suoi tristi trofei
o seminando nuove anime al mondo.
Un'altra festa senza Babbi Natale
senza barbe ruvide da baciare
senza abbracci da rincorrere
senza Natale.
Anche se quei paffuti e rossi signori
siedono ancora alla nostra tavola
brontolando e sbuffando
da rudi ciminiere quali erano.
Quelle due slitte
solcano i cieli delle nostre memorie
ogni sera ritornano a portare i loro doni
a volte dentro sacchi grezzi
a volte dentro carte dorate
e noi stupidi
aspettiamo solo oggi
per festeggiare l’amore e la bontà
senza riuscire a sentire
che nei nostri ricordi
ogni giorno è Natale.
2001
Cosa avevo mai
Avrei voluto
tendere la mano
e trascinare quelle dita ruvide
quei calli da scrivano
verso la luce di un tramonto
o in un pozzo
con la luna disegnata sul fondo.
Avrei potuto
farteli vedere tutti
quei treni che son volati via
senza che ne tu ne io
ci fossimo saliti sopra.
Avrei dovuto
impedirti
di calpestare le aiuole
insegnarti
a leggere
i divieti ed i consigli.
Avrei, avrei, avrei
e invece
non ho più nulla.
2001
Le mogli
Chine, silenziose
mute dei loro dolori, dei pesi
che si sono volute e dovute caricare su quelle gracili spalle
che a malapena hanno portato a cavaceccio
i nostri piccoli corpi, senza piegarsi.
Li hanno visti sparire
della loro rabbia
della loro ignoranza
della cieca superbia
che li ha portati a sospirare l’ultimo alito di fumo.
Hanno dovuto sopportare gli osanna alle memorie
dimenticandosi furtivamente
delle strade che hanno rinunciato a percorrere
di quanto non sono riuscite a fare
di quanti sogni si son scordate di dormire.
C’erano e ci hanno difeso
c’erano e hanno sofferto per noi
c’erano e sono ancora qui
a consolarci per quello che abbiamo perso
perché ancora non possiamo sapere cosa sarà mai
il giorno crudele
in cui perderemo loro.